Guida Michelin 2021, le “stelle” del Riminese nella Bib Gourmand

Rimini – Abbiamo parlato giusto lo scorso giorno dell’uscita della Guida Michelin 2021, la Rossa più seguita dagli appassionati di gastronomia. C’è una particolare categoria, la Bib Gourmand, dedicata ai locali più informali in grado di proporre una piacevole esperienza gastronomica, con un menu completo a meno di 35 euro.

Confermano la loro posizione nella sezione Bib Gourmand il ristorante Vite di San Patrignano e Dal Turista Marchesi a Novafeltria. Nella categoria piatto Michelin a Rimini ci sono I-Fame sul lungomare Murri e il Quarto Piano in via Chiabrera. A Santarcangelo l’Osteria La Sangiovese e Lazaroun. Seguono la Brasserie a Riccione, le Vele a Misano, il Chiosco di Bacco a Torriana, la Locanda Liuzzi a Cattolica, per terminare con la Locanda Belvedere a Saludecio e Controcorrente a Morciano.

Osteria De Borg – Borgo San Giuliano di Rimini

Fa la sua entrata in questa nuova edizione l’Osteria De Borg. Il locale, che si trova nel Borgo San Giuliano, è gestito da Enrica Mancini e Giuliano Canzian (coppia nella vita e nel lavoro, al timone di sei locali), insieme al socio Mirko Monari. Un riconoscimento che ricevono con grande gioia e soddisfazione dopo “tanti anni di grande impegno”, come hanno comunicato. “Ringraziamo tutti i nostri ragazzi che hanno saputo creare una grande squadra”.

Giuliano Canzian (Ph © Giorgio Salvatori)

Ebbene, Giuliano Canzian anni fa io ho avuto modo di intervistarlo per una rivista locale e voglio riproporvela per conoscerlo meglio 😉 Classe ’75 è originario di Domodossola, in Piemonte e la sua passione per la cucina è nata un po’ per caso. “Da bambino mi piaceva giocare con le pentole, un po’ per curiosità e poi anche per esigenza – mi raccontò Giuliano. – A otto anni infatti ho dovuto iniziare a ‘cucinare’ perché i miei lavoravano. Cucinare forse è una parola grossa, diciamo che ho iniziato a pasticciare un po’. Ho incominciato mettendo a bollire l’acqua per la pasta e scaldare quello che la mamma preparava prima di andare al lavoro, per arrivare poi a dieci anni in grado di fare una salsa di pomodoro o addirittura un ragù. Inoltre, sin da piccolo sono stato sempre molto attratto dai profumi, ho un olfatto particolarmente sviluppato e una grande memoria dei piatti che assaggio. Riesco a capire quali sono gli ingredienti e a ricreare un piatto anche solo col semplice ricordo”.

Ma che tipo di cucina è la sua? “Principalmente di tipo tradizionale – spiega – perché credo che la tradizione sia la strada maestra da cui partire. Poi certo, la tecnica non deve mancare anzi, credo proprio sia una cosa da non tralasciare. I tempi cambiano e le esigenze della clientela, sempre più informata ed esigente, pure. Credo poi che alla base di tutto ci debba essere un grande, grandissimo rispetto per la materia prima e la stagionalità dei prodotti. Per quanto mi riguarda, sulla scelta delle materie prime non si transige e nei miei ristoranti seguo tutto personalmente. Altra mia caratteristica, è poi quella di proporre ai miei clienti piatti che siano il più leggero e digeribile possibile, perché leggerezza e bontà sono un po’ la regola base del mio modo di vedere la cucina”.

Ma “dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna” e sicuramente sua moglie Enrica è una figura molto importante. “Abbiamo entrambi una grande passione per la cucina e ad un certo punto c’è stato un coinvolgimento molto forte a livello lavorativo. Enrica ha infatti lasciato il suo lavoro in banca per seguire l’attività, soprattutto a livello commerciale e di contatto coi clienti, cosa che devo dire, da buona romagnola, fa molto bene!”

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