Un aperitivo al Castello di Ribano, tra storia e leggenda

Savignano sul Rubicone (FC) – Ci troviamo a metà strada tra Rimini e Cesena, dai quali Savignano dista quasi equamente una quindicina di chilometri. Ancora pochi passi e si arriva alla collina di Ribano, dominata dall’imponente e omonimo castello.

Quella che vi sto per raccontare, è una uscita che mi ha incuriosita perché ha trattato (tutti insieme) temi che adoro: cultura locale, vino e… Fantasmi. Una sorta di aperitivo culturale tra storia e leggenda, passando dalle cantine per arrivare al mistero della Dama Bianca. Ad accompagnarci e intrattenerci, una bravissima e sempre molto preparata, Alessandra Brocculi, guida turistica AGT – Guide Turistiche della Romagna, una associazione che si occupa in particolar modo della promozione del territorio.

Ma andiamo per gradi… Partiamo dal luogo che ci ha ospitati: il Castello di Ribano, che sorse in realtà non come castello, ma come “curtis” (casa padronale) fortificata. E’ stato poi un convento di proprietà della chiesa ravennate e verso la fine del 1500 passò ai monaci camaldolesi che lo ampliarono e lo ristrutturarono trasformandolo in residenza estiva e luogo di guarigione (soprattutto dalla malaria, frequente nelle zone paludose del mare) sempre alle dipendenze del convento ravennate.

Con l’arrivo di Napoleone e alla soppressione degli ordini ecclesiastici, i frati furono cacciati e tutti i loro beni (parliamo di 245 ettari di terreni e diversi edifici, compreso il ‘castello’) espropriati e venduti a privati. Passano gli anni e dopo varie vicende, giunge nelle mani della locale famiglia savignanese Vallicelli. Non essendoci eredi legittimi, i Vallicelli lo lasciarono in eredità al Conte Gioachino Rasponi, nipote del re di Napoli e importantissimo personaggio della cultura ravennate, tra i più in vista dell’epoca, oltre ad essere stato anche sindaco della città di Ravenna. Solo attraverso diversi matrimoni e quindi diversi ‘passaggi di proprietà’, arriviamo a quello che ancora oggi è il proprietario, il Principe Giovanni Colonna di Paliano, nipote del conte Gianbattista Spalletti.

Permettetemi una piccola parentesi. In un mio post passato, in occasione del racconto di un altro meraviglioso castello, quello Malatestiano di Santarcangelo di Romagna (RN) vi avevo raccontato di un altro personaggio, piuttosto legato al Principe Giovanni Colonna di Paliano. Eh si, il principe aveva una sorella, una principessa, tale Marina Colonna, proprietaria appunto del suddetto Castello Malatestiano. Se ve lo siete perso, ecco il post in questione

Chiusa parentesi, ritorniamo al ‘nostro’ Castello di Ribano, oggi utilizzato in maniera esclusiva come ristorante, oltre ad essere la sede di una importante azienda enologica, quella di famiglia: la cantina Spalletti Colonna di Paliano, che continua con la tradizione, probabilmente millenaria, di produzione di uve e di vini pregiati di questa zona. In origine e sicuramente fino al 2005, il vino veniva prodotto direttamente nelle cantine del palazzo. Poi il proprietario ha deciso di costruire un nuovo stabilimento, più moderno, a poche decine di metri. “Due i motivi principali – ci spiega Alessandra – uno per la dimensione della cantina originaria, ormai troppo piccola per le ambizioni di produzione in termini qualitativi e quantitativi. Il secondo motivo era legato alle enormi botti che occupavano la vecchia cantina che, con il loro peso talmente elevato, avevano iniziato a causare un lento e progressivo affondamento del castello stesso”. Ora nelle vecchie cantine si organizzano più che altro eventi, ma è qui che si trova ancora la teca con la ‘piccola’ collezione privata di vini del Principe Giovanni Colonna di Paliano.

Proseguiamo con la visita e cambiamo decisamente argomento. Come dico sempre: un castello vuole una leggenda e quella di Ribano, come vi avevo anticipato, vuole che tra le stanze del castello (e non solo!) si aggiri il fantasma della Dama Bianca (e se avete letto il mio post di cui vi parlavo poc’anzi sul Castello Malatestiano di Santarcangelo di Romagna, questo è un altro argomento che li accomuna). Ora… Chi di voi crede ai fantasmi? Testimoni piuttosto attendibili, hanno affermato che esistono eccome e hanno raccontato di diversi modi con cui questa Dama piace palesarsi.

“Partiamo da un presupposto – prosegue Alessandra – che i fantasmi sono delle entità, delle energie. Spesso sono morti di morte violenta che sono rimasti una entità intermedia, non sono riusciti a trasformarsi in energia e sono rimasti intrappolati nel luogo in cui sono vissuti o sono stati uccisi”. Come si palesa la ‘nostra’ Dama Bianca? A dire dei testimoni, non vuole spaventare nessuno (se questo può essere possibile) ma più che altro fa dei piccoli dispetti: sposta quadri, che puntualmente ogni volta vengono raddrizzati ma lei li ‘scompiglia’ di nuovo… A volte si sente una musica in sottofondo… Porte chiuse con il chiavistello e che il giorno dopo puntualmente si fanno trovare aperte… Ora, e mi rivolgo agli scettici, chi glielo va a dire che i fantasmi non esistono a chi, non dico tutti i giorni ma quasi, si trova davanti a tutto questo?

Non potendo certo io stabilire chi ha torto o ragione (posso solo dire che io ai fantasmi, o meglio, alle entità ci credo), l’unico mio dispiacere è che mi sarebbe tanto piaciuto conoscere la storia di questa Dama Bianca. Chi era, la sua vita, come è morta e cosa l’ha trattenuta qui… Una risposta purtroppo non ce l’ha saputa dare nemmeno Alessandra. “C’è un problema, quello legato all’identità di questa persona. Si sente la sua presenza, ma nessuno sa chi sia“. E il mistero dunque rimane…

Finito il nostro tour tra le stanze e le vigne del Castello di Ribano ascoltando la sua storia e le sue leggende, ci siamo concessi un gustoso aperitivo, quello proposto da Le Cantine, il ristorante interno. I vini proposti ovviamente sono della cantina Spalletti Colonna di Paliano. Un bianco, Maolù, mix di uve Trebbiano, Pagadebit e Riesling, un Rubicone IGP di 13°. Un rosso, Puro, 100% uve Sangiovese, un Romagna Sangiovese DOC di 12,5°. Ad accompagnare il tutto, un cestino con varie ‘loverie’, come diremmo noi romagnoli tra cui gli immancabili Fagottini di melanzane e pesto di basilico e il Flan di Squacquerone. Se vi capita di venirci a pranzo o cena, questi due non dovete assolutamente perderveli (li trovate negli antipasti).

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