E se i Vitelloni venissero processati?

San Mauro Pascoli (FC) – “Vitellone” è uno dei termini felliniani entrati oramai nel vocabolario di casa nostra. Insieme a “dolce vita” e “amarcord” forma la triade per eccellenza che si è imposta nel linguaggio internazionale. Secondo alcuni “Vitellone” è il seduttore per eccellenza della Riviera romagnola. Per altri il maschilista. A cercare di sbrogliare la questione ci prova il tradizionale Processo del 10 agosto che oramai si svolge da anni presso Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli.

L’imputato dunque è il “Vitellone”. A guidare l’accusa è la giornalista de Il Manifesto Daniela Preziosi. La difesa è nelle mani di Gianfranco Angelucci, stretto collaboratore del celebre regista. Presidente del Tribunale Gianfranco Miro Gori, fondatore del Processo e direttore di Sammauroindustria.

Perché processare i Vitelloni? Tutti (o quasi) sanno chi sono i vitelloni (in Italia e pure nel mondo). Forse non tutti sanno, però, che non fu Fellini a ideare il termine, ma il suo sceneggiatore (e grande scrittore) Ennio Flaiano che spiegò la derivazione dall’abruzzese “vudellone”, in altri termini: una budella da riempire.

Ma limitiamoci al termine col significato più conosciuto. “Vitellone è uno che non fa nulla e campa, anche in età da lavoro, sulle spalle della famiglia – spiega Miro Gori, esperto di cinema. – Perfetta da questo punto di vista è la rilettura felliniana di Amarcord dove in Lallo, zio del protagonista Titta, la figura del vitellone si fonde con quella del pataca. Questo potrebbe essere già un primo e assai grave capo d’imputazione in una Repubblica ‘fondata sul lavoro’, ma non ne mancano altri. Dall’incapacità di crescere, maturare, staccarsi dall’adolescenza, al maschilismo radicale che ha indotto nell’opinione comune l’analogia tra vitellone e seduttore da spiaggia, come racconta Sergio Zavoli”.

Ma spetterà all’accusa definire con esattezza il campo dell’imputazione e alla difesa trovare attenuanti e reali motivi per l’assoluzione. Al pubblico presente, costituito in giuria popolare, come sempre la sentenza finale.

Intanto qualche anticipazione. Secondo l’accusatrice Daniela Preziosi “i Vitelloni restano un monumento alla peggio gioventù maschile, regredita al comodo eterno stato infantile, mammoni e traditori, bandiere di un’inconcludenza che è indifferenza. Bighellona, bovina, bulla, banale, irredimibile”.

Diverso il punto di vista del difensore Angelucci. “I luoghi comuni, le convenzioni, nascondono spesso pregiudizi che conducono verso una strada sbagliata. I Vitelloni sono ben altro da ciò che in molti pensano, e ci stupiremo insieme a scoprire quanto la loro natura, che ci appartiene così da vicino, rappresenti forse la nostra parte più nobile”.

Lo scenario dell’evento è sempre la Torre di pascoliana memoria a San Mauro Pascoli, luogo dal forte carico simbolico: amministrata da Ruggero Pascoli, padre di Giovanni Pascoli, ucciso da ignoti proprio il 10 agosto del 1867.

Info di servizio sul 10 agosto – L’accesso alla manifestazione è consentito dalle ore 20,00 previa prenotazione al n. 3391831439 oppure 0541 810124. In caso di maltempo, il Processo si svolgerà nella Sala del Teatro dove potrà accedere un numero limitato di prenotati scelti in base all’ordine di arrivo della prenotazione.

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