Pivello, il “parolaio” della cucina sul web.

Ne abbiamo già parlato… Ci troviamo in un’epoca dove le trasmissioni di cucina sono ormai diventate più comuni dei telegiornali. Non possiamo proprio negarlo. Prendiamo ad esempio i talent show dedicati alla cucina. Come scrivevo in un mio vecchio post, “nel tempo sembrano essere diventati un vero e proprio fenomeno culturale”. Ed è quindi, passatemi il termine, anche normale che siano sempre di più i personaggi che vogliano provare a cavalcare l’onda, riuscendo magari anche in una insperata o inaspettata fama. Di sicuro per diventare dei veri e propri artisti dei fornelli, serve talento, senso estetico e tanta passione. In fin dei conti, cucinare è una vera a propria forma d’arte. Ma a volte, anche ingredienti come l’ironia e l’improvvisazione possono dare risultati inaspettati.

Oggi non ci saranno interviste a chef come Alessandro Borghese , Lidia Bastianich , Gianfranco Vissani o Massimo Bottura . Eh no. Stavolta voglio parlare proprio di quelli che con la cucina c’entrano davvero poco. O per lo meno, come si diceva poco fa, c’entrano per passione o per passatempo. Non certo per professione, visto che di lavoro fanno tutt’altro nella vita.

Complice il Corona Virus e il lock down che ha forzato quasi tutti a casa, da aprile scorso su Facebook e YouTube è apparso “Cucinare da Pivello“. Piv per gli amici. Ci troviamo nel bolognese e ci tiene a definirsi “un novellino in cucina“, ma c’è una cosa che ho letto che proprio mi è piaciuta nella sua presentazione sui social: “…i cuochi sono ben altra cosa, io sono un parolaio“. Bellissimo. Un parolaio. Questo termine mi ha subito incuriosita, per cui non ho potuto fare a meno di chiedergli il perché di questa sua auto-definizione. “Parolaio, nella sua accezione alla lettera, è uno che parla senza mantenere. Un chiacchierone. Un ciarlatano – mi spiega. – Io sono uno che imbonisce a chiacchiere per colmare i miei deficit in termini di esperienza e conoscenza in materia di cucina. In pratica, i cuochi son quelli bravi. Io sono un cialtrone prestato alla cucina”.

Io un pochino Nicola (il nostro Pivello) ho avuto modo di conoscerlo, sia come ospite a casa sua, dove ho mangiato un’ottima grigliata di carne, ma anche al di fuori del contesto culinario. E devo dire che già da questa sua presentazione, viene fuori tutta la sua simpatia e la giusta ‘faccia tosta’ nel senso buono del termine, ovviamente, che serve per intraprendere questa sua nuova e simpaticissima avventura.

Ma per Pivello, gli chiedo, cucinare è necessità o passione? “Necessita iniziale – racconta. – Ho iniziato a fare da mangiare a 42 anni quando mi sono separato dalla prima moglie. All’epoca sapevo fare ben pochi piatti, per lo più semplici e basici, senza nemmeno conoscere le ricette né come potessero riuscire, pur nella loro semplicità. Insomma, per me era diventato necessario imparare a cucinare per non dover portare mia figlia al ristorante o dalla nonna, pur di sfamarla. È stato una sorta di insegnamento che mi sono dato, per poter meglio accudire lei. Poi col tempo mi sono appassionato ed ho cercato di studiare le cotture, le preparazioni… Per scoprire infine che cucinare mi rilassa, oltre a piacermi di più di quel che potevo inizialmente immaginare”.

Giunti a questo punto, non potevo non chiedere se ci sono degli chef a cui si ispira o che considera miti e… Tadaaaannnnn!!!! Chissà come mai, ma un piccolo sentore ce l’avevo. Ed ecco la conferma ai miei pensieri. “Il mio mito di sempre? E’ lo chef Ruffi. La sua filosofia è la mia ispirazione”. Ora vi chiedo: chi non conosce lo Chef Ruffi alzi la mano. Lo si può in un certo senso definire ‘il caso gastronomico italiano’. Un cuoco che da una cucina di un vero ristorante, diffonde le sue improbabili e strampalate ricette, conquistando utenti a gogò su tutti i social network, nonostante sia stato definito dai critici del settore, il ‘peggior cuoco italiano al mondo’. “Ma mi ripeto – tiene a sottolineare Pivello – i cuochi sono altri e sono bravi. Io devo divertirmi e mi diverto molto anche a chiacchiere”

Qual’è dunque la sua filosofia in cucina? Semplice…. “Godere! Il cibo, per rendermi felice, deve essere buono e soddisfare il palato. Se poi cucino per ospiti, sono attento al risultato e sono soddisfatto solo se accontento tutti”.

Prima di salutarlo, la mia domanda di rito: se tu dovessi essere un piatto, che piatto saresti? “Mi rispecchio nei rigatoni alla gricia. Un piatto di sostanza e alla portata di tanti. Se lo scomponi, è un insieme di ingredienti semplici di cui puoi godere anche singolarmente, ma che amalgamati esplodono con forza. Se carichi i sapori è un piatto deciso. Se li alleggerisci, è delicato”.

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