Ah le scadenze (alimentari)!

A chi non è mai capitato di aprire la dispensa e trovare prodotti che riportano una data di scadenza superata da giorni (a volte anche mesi)? Uh… Hai voglia! A me purtroppo capita, soprattutto per i prodotti che compro proprio per fare scorta e che magari non utilizzo proprio tutti i giorni. Ma tranquilli, a tutto (o quasi) c’è una soluzione e non è detto che ciò che è scaduto sia da effettivamente buttare nel bidone. Ricordate che alcuni cibi sono commestibili anche dopo la data di scadenza! 😉

Partiamo con un dato di fatto: quello che dice la ‘legge alimentare’. Le etichette devono indicare il giorno, il mese e l’anno per i prodotti che si possono conservare per meno di tre mesi. Solo il mese e l’anno invece per quelli che si conservano tra i 3 e i 18 mesi. Basta solo l’anno per quei prodotti che durano più di 18 mesi. La seconda cosa da sapere è che, la legislazione dell’Unione Europea, che si occupa della sicurezza alimentare, prevede due tipi diversi di etichette: “da consumarsi preferibilmente entro il” e “da consumarsi entro il”. Le consociamo molto bene, ma sappiamo anche che hanno due significati ben diversi? Vediamoli insieme.

Da consumarsi entro il” – Con questa dicitura si indica ‘entro quale data si può consumare un cibo in sicurezza’ e di norma è anche il limite massimo oltre il quale, per un negozio, non è più possibile vendere quel particolare prodotto. La troviamo su quei prodotti che si deteriorano rapidamente ed è solitamente accompagnata da istruzioni su come meglio conservarli per evitare che deperiscano ulteriormente. Oltrepassata quella data, è possibile che compaiano batteri e che il prodotto si deteriori, pertanto non è consigliato il consumo.

Da consumarsi preferibilmente entro il” – Con questa dicitura si indica il cosiddetto Termine Minimo di Conservazione (TMC). Oltrepassata questa data, il prodotto potrebbe perdere le sue qualità organolettiche, ma è comunque commestibile, lo possiamo tranquillamente utilizzare senza rischi.

Con quest’ultima tipologia di scadenza, troviamo ad esempio gli alimenti congelati e refrigerati, oppure essiccati (come pasta o riso) o in scatola… Ovvio che la confezione deve essere integra e non mostrare rigonfiamenti, è importante quindi che li abbiate conservati correttamente. Una raccomandazione (unita al buon senso) è quella di annusarli o assaggiarli se avete dubbi.

A questi prodotti possiamo aggiungere anche lo yogurt: dura più o meno un mese dalla messa in barattolo, ma si può mangiare anche fino a una decina di giorni dopo la scadenza (non sarà cattivo né farà male, avrà semplicemente meno fermenti lattici). Controllate però che sia stato conservato correttamente e che la confezione sia integra, annusatelo e assaggiatelo per sicurezza.

La farina bianca (0 e 00 per intenderci) si può consumare anche anni dopo la scadenza, sempre se è ben conservata, mentre quella integrale può irrancidire a causa della presenza di fibre. Prima di usarla bisogna sempre controllare però che non si siano formate le tarme della farina (farfalline).

Anche il miele si conserva per anni e questo grazie alla presenza di gran quantità di zucchero, di sostanze antibatteriche e di acidi che prevengono la formazione di batteri. Non tenetelo però in luoghi con alte temperature e luce diretta, rischiate che si modifichi il sapore e il colore si inscurisca.

Sono pochi gli alimenti che hanno una scadenza prestabilita dalla legge. Giusto un paio di esempi. Uno è il latte fresco (7 giorni dal confezionamento) poi le uova (28 giorni). Per gli altri, la durata viene stabilita dai produttori che tengono conto della materia prima, della lavorazione, della conservazione… Indicano di solito una scadenza prudente entro cui consumarli ma, come detto, diversi è possibile consumarli anche qualche giorno dopo.

Per finire e chiudere il cerchio, esistono prodotti per cui non sono previste etichette con la scadenza. Sto parlando dei prodotti ortofrutticoli freschi, vini e superalcolici, sale da cucina, zucchero, aceto, prodotti da forno come pane e focacce, salumi e formaggi da banco (per cui si indica la temperatura di conservazione), caramelle e gomme da masticare.

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