Non chiamiamolo “semplice” tè!

“L’amore e l’amicizia non si chiedono come l’acqua, ma si offrono come il tè”
(Detto Zen)

Ne esistono infinite varietà: verde, nero, bianco, giallo, ai fiori, ai frutti, alle erbe… Sto parlando del tè, la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. “Il tè sorso dopo sorso ti scuote, ti invita alla concentrazione, alla lucidità, talvolta al ricordo… Ricco di storia e di leggende, il suo commercio ha mosso carovane e popoli, è stato e viene citato in letteratura e cinema, grandi personalità del passato e del presente lo bevono”.

Mi piace molto questa bevanda. Mi fa compagnia soprattutto durante rigidi e lunghi pomeriggi invernali e mi piace accompagnarla con una bella fetta di torta fatta in casa o biscottini. Col mio post di oggi vorrei, se come me ne siete appassionati o, perché no, semplici curiosi, consigliarvi una lettura fresca. Il libro in questione si intitola “In cucina con tè“, scritto da Marina Catuogno (Edizione del Loggione, 2018). Marina è una grande appassionata e profonda conoscitrice di tè, oltre che titolare di una rivendita specializzata in quel di Bologna.

Cosa troverete in questo libro? Una raccolta di ricette di fantasiosi chef e barman, curiosità sul mondo del tè e anche un divertente gioco: “dimmi che tè bevi e ti dirò chi sei” dove alcuni tratti della personalità sono abbinati alla tipologia di tè preferito. Ho voluto scambiare con lei due chiacchiere, così, virtualmente, immaginandoci per un attimo di essere davanti ad una buona tazza di tè. 

La prima cosa che le chiedo, perché mi ha sempre incuriosito, per cui ne ho approfittato, è se ci sono delle particolari regole da seguire per preparare il tè perfetto. “Non le chiamerei proprio regole – mi dice Marina – ma consigli, perché ognuno poi ha le proprie preferenze, un proprio standard. Il mio consiglio poi può variare a seconda di chi ho di fronte, cercando di adattarlo alle sue esigenze. Ad esempio esistono persone che adorano l’astringenza del tè, chi l’amaro, chi l’erbaceo. Altri invece prediligono il dolce. Si può quindi modulare la temperatura, il tempo di infusione, la quantità di foglie per tazza, la tipologia di tè ovviamente, fino ad ottenere la tazza desiderata per quel momento o addirittura la tazza adatta a quello stato d’animo”. Scrive infatti nel libro: ” …la tazza da bere durante il giorno non è una scelta da fare con leggerezza, una tazza di tè sbagliata, che non corrisponde alle mie esigenze del momento o fatta male, con velocità o noncuranza, mi può cambiare completamente la giornata..” 😀

Qual’è dunque il modo migliore per (de)gustare il tè? “Anche questo, come dicevo prima, è un po’ soggettivo, ma si può dire che: l’acqua è meglio utilizzarla in bottiglia con basso residuo fisso. La dose, solitamente, per l’infusione occidentale è di 2,5 – 3 g ogni 200 ml di acqua. La temperatura varia a seconda delle tipologia di tè. Per quanto riguarda l’infusione, si dice che il tè debba fare la doccia e non il bagno, cioè significa che è l’acqua ad andare sul tè e non il tè nell’acqua. Per la durata, come per la temperatura, ogni tipologia di te richiede tempistiche di infusione differenti”.

Ma, le chiedo, tra i miliardi di offerte che ci sono sul mercato, come fare per scegliere quello giusto? “La selezione del fornitore è essenziale. Non sempre ciò che arriva alla gdo è di qualità. Preferisco consigliare un negozio specializzato che offre tè in foglia libera. Poi si sceglie coi sensi. Si usa molto l’olfatto in questi posti e ci si abbandona ai ricordi olfattivi che ci trasmettono le foglie. Addirittura anche la vista possiamo utilizzare. La foglia bella giovane del tè verde giapponese come il gyokuro, è di un verde smeraldo, sembra quasi smaltata la superficie, la forma è ad ago di pino. Uniformi e tenere. Nel tè verde cinese di gemma invece si possono osservare le gemme apicali che è la parte del germoglio della pianta con ancora la lanugine del tè… Si può cominciare a sperimentare… Il palato va educato”.

Nel libro, come vi raccontavo a inizio post, c’è poi un divertente gioco che Marina fa che adoro e che si chiama ‘dimmi che tè bevi e ti dirò chi sei’. “Mi piace abbinare la tipologia di tè al profilo caratteriale di una persona – mi spiega. – Sono convinta ci sia un tè adatto per ogni carisma, come la pettinatura adatta ad un volto”. 😀

Ed ecco, a tal proposito, un altro frammento del libro. “…Che tè berrà quella signora molto chic seduta al tavolino di fianco al mio? Avrà circa cinquant’anni, lineamenti netti spigolosi, non accenna emozioni, niente anello nuziale, dalla fisionomia direi rigorosa, severa e austera. Se dovessi darle un nome la chiamerei Cristina e probabilmente berrà un tè Special Jasmine, non perché le piaccia particolarmente, ma perché è verde e quindi fa bene, con antiossidanti per sentirsi più giovane; non ha messo lo zucchero, sarà sempre tristemente a dieta…”. Mi piace troppo questo ‘gioco’ di associazioni! Lo so, sono ripetitiva ma… Lo adoro!!!

Prima di salutarla, un’ultima domanda. Una sorta di gioco mio, se vogliamo. Quella che mi è sempre piaciuto fare agli chef, relativamente al loro mondo, ovviamente, nelle mie interviste passate. “E se tu dovessi essere un tè – le chiedo dunque – quale saresti e perché?”. “Io Milena mi sento un tè nero 😀 Mi piacciono le persone e adoro essere gentile. Mi piacciono i sapori forti e rassicuranti”.

Ci salutiamo con la promessa, da parte mia, che alla prima scappata in quel di Bologna la andrò a trovare nel suo negozio. Se siete in zona… Fateci un salto. Si chiama La Pentola Del Tè

Grazie Marina ♥

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