Trucolo, il gobbino dalla goccia di stagno

Cervia (RA) – Ora vi porto in un luogo, ora abbandonato, ma che contiene dei ricordi che, per gli abitanti di Cervia, sono ancora vivi. Entriamo virtualmente nel Quadrilatero di Cervia Nuova (ve ne avevo parlato, lo avete letto il post?) e proseguite su Via XX Settembre fino ad arrivare al civico n°25. Troverete una targa che segnala quella che è stata la casa natale e l’abitazione dello stagnino cervese Ricci Pitino Augusto Italiano, chiamato dalla gente semplicemente Trucolo.

E’ proprio di lui che oggi vi voglio raccontare. Un altro personaggio conosciuto durante le passeggiate delle mie pause pranzo e di cui mi sono innamorata. Ma non sono l’unica. Su di lui diversi aneddoti sono stati tramandati, dapprima oralmente dai cervesi, poi passati addirittura sui libri scritti da Grazia Deledda (premio Noberl per la letteratura). Un personaggio molto conosciuto in paese e capace di colpire l’attenzione della scrittrice.

Il suo soprannome deriva da “trocal”, tozzo di pane, nel nostro dialetto romagnolo. Nacque in quel di Cervia nel 1890. Di lavoro faceva lo stagnino. Buono come il pane, riuniva in sé tutti i difetti che la natura solitamente distribuisce fra varie persone: era piccolo, brutto, gobbo, sbilenco, claudicante, cieco ad un occhio, balbuziente… I vestiti, le scarpe, la coppola… Tutti troppo grandi per lui, provenivano da benestanti generosi e lui li indossava senza curarsi delle loro dimensioni, che accentuavano ancora di più le sue “tare”. Il tutto era completato da uno strano paio di occhiali da lui costruito che indossava sempre: una striscia di cuoio con due oblò. Uno con il vetro per l’occhio buono. L’altro chiuso da un disco di latta per l’occhio cieco.

Pensate però che i ragazzi del posto, a volte così spietati, non lo canzonarono mai. Anche gli adulti lo rispettavano. A dispetto del suo aspetto fisico così grottesco, impersonava infatti la bontà, l’onestà, la gentilezza e un grandissimo attaccamento al lavoro. La sopportazione dignitosa del suo aspetto fisico poi, lo faceva ben volere da tutti.

Come detto, nacque, visse e lavorò in una piccola casa, situata a fianco al Teatro, concessa dal Comune alla famiglia. Qui viveva con mamma e sorella ed esercitava il mestiere di stagnino, come il padre. Erano tre gli attrezzi da cui non si separava mai: un martello, un paio di forbici la lattoniere ed un saldatore di rame, che riscaldava nel fornello del caminetto. La materia prima che lavorava era la banda stagnata recuperata dai bidoni, scatolette, barattoli vuoti buttati nelle discariche. Con queste cose costruiva cùccume, pentolini, imbuti e coperchi di tutte le dimensioni.

Con l’aiuto di un bastone, che lo aiutava a camminare, percorreva le vie di Cervia portando a tracolla un cerchio di filo di ferro nel quale infilava i manici dei coperchi e dei pignattini. Sull’altra spalla teneva invece un sacco per riporvi i barattoli raccolti in giro.

Una mattina ebbe una grande sorpresa. Una giornalaia gli mostrò un articolo nel quale si parlava proprio di lui. La meraviglia fu ancora più grande quando lesse che l’autrice era proprio Grazia Deledda, una importante signora che passava le estati a Cervia e che ebbe modo di conoscerlo e di affidargli anche dei lavori presso la sua abitazione. Trucolo ricordò la signora gentile che lo salutava sempre e volle scriverle un biglietto: “Tante congratulazioni da Augusto Ricci detto Trucolo, il gobbino dalla goccia di stagno”.

Che dire… E’ proprio vero che ci sono delle persone che, anche senza volerlo, sono capaci di lasciare un segno al loro passaggio. Un ricordo che non smetterà mai di esistere. Trucolo è uno di loro <3

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