Siamo nell’era del “ social food ” e del vino “pop”

Un binomio sempre molto interessante quello tra food e Web, soprattutto in un’era in cui il food è sempre più ‘digital’ e sempre più ‘shared’. E per quanto riguarda il vino on line, qual’è il linguaggio più adatto per fuggire la rigidità del mondo dell’enologia? E poi ancora, il vino… può essere pop?

Possiamo tranquillamente dire che la nostra epoca è caratterizzata da una forte centralità del cibo, non più considerato solo come un bisogno, ma come un vero e proprio desiderio, se non addirittura un’ossessione. Non per niente è diventato infatti uno dei protagonisti indiscussi del web, quel luogo dove ogni nostra domanda, dubbio o perplessità sull’argomento, può trovare una risposta e dove ricette, app e blog stanno davvero spopolando. Negli ultimi anni poi, a tutto questo si sono affiancati fenomeni eclatanti come le grandi vendite di libri di ricette e il moltiplicarsi di programmi come Master Chef & Co.

Il cibo, anzi il ‘Food’, è diventato ormai una costante nel quotidiano e parlarne è sempre più di moda, soprattutto nel mondo dei ‘Foodblogger’ che, a quanto pare, spuntano davvero come funghi. Solo in Italia, sembra siano addirittura oltre 3mila i blog dedicati al cibo, per non parlare poi dell’invasione nei vari Social Network dei ‘#foodigers’, cioè quegli appassionati di food che non mangiano senza prima aver scattato una foto al proprio piatto (eccomi, io sono una di queste 😀 ), per poi divulgarlo con le varie hashtag di riferimento e condividerlo con i propri amici e follower.

Ma parliamo dunque della ‘Professione Foodwriter’ e di quanto, per scrivere di cibo, non basti (più) aprire un semplice blog. Sono molti (troppi) infatti i blog in cui il modo di scrivere viene curato davvero troppo poco. “Non basta saper scrivere bene – disse ad un incontro a cui partecipai tempo fa la giornalista Sara Porro – occorre anche saper scrivere di cibo, utilizzando il suo particolare linguaggio”. Eh sì, perché a parere mio, prima di scrivere, occorre saper ascoltare le storie del cibo, perché la curiosità verso il cibo c’è per carità, ce l’abbiamo nel sangue noi italiani, nella nostra cultura, ma dobbiamo essere in grado di trasmetterla, questa curiosità.

Altro fenomeno in costate crescita, sia per motivi etici, ma anche economici (ossia di risparmio), è l’Auto produzione Green, dove auto produrre significa prima di tutto prendere coscienza del cibo che consumiamo quotidianamente e di tutti gli ingredienti che lo compongono. L’auto produzione non è ormai più un qualcosa di nicchia, ci sono anzi sempre più persone che scelgono di utilizzare la materia prima per prodursi poi quello che di norma si compra al supermercato, come il pane e la pasta fresca ad esempio.

E perché non pensare alla qualità della materia prima come sinonimo di qualità in tavola? Ecco quindi una bella idea di base: recuperare le conoscenze e le tradizioni del passato, come rilancio per un progressivo miglioramento. Basterebbe anche un semplice orto, tanto per cominciare, perché coltivare un orto non vuol dire tornare indietro anzi, è un nuovo progresso, senza considerare poi tutto quello che gira attorno: meno trasporti e più aria pulita, meno chimica e più salute, meno acquisti al supermercato e più risparmio e più stagionalità. E poi c’è il gusto di mettere in tavola qualcosa di coltivato con le proprie mani, cosa che davvero non ha prezzo!

Ma c’è un qualcosa che sempre più fa coppia con il cibo: il vino, altro argomento particolarmente trattato nel mondo del web. Ed eccomi dunque con due domande che mi sono venute in mente, così, su due piedi: qual’è il linguaggio più adatto da utilizzare sul web per fuggire a quell’autoreferenzialità tipica del mondo dell’enologia? E poi ancora: il vino può essere ‘pop’? Insomma, secondo voi, è possibile che un prodotto così pregiato e raffinato come il vino, possa essere anche ‘popolare’ e cioè di largo consumo, sdoganato quindi dai luoghi comuni che lo vorrebbero associato a cucine raffinate ed esclusive?

Io penso che prima di tutto sia necessario trovare un linguaggio che non spaventi quando si parla di vino, ma che anzi, al contrario, faccia avvicinare sempre più persone a questo magico mondo. Per colpa di certe terminologie infatti, il semplice bere un bicchiere di vino, rischia spesso di non essere più un piacere, ma un qualcosa di intellettualmente troppo difficile da capire. Sdoganato questo, io penso che il vino sia assolutamente pop, dove per pop intendo popolare. E basta con la convinzione secondo cui il vino debba essere abbinato solo ed esclusivamente a cucine raffinate, vi prego! Quanto è semplice, piacevole e immediato aprire una bottiglia e condividerla?

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