Storia, tradizioni e bellezza di un castello

Santarcangelo di Romagna (RN) – “Ma che bel castello marcondirondirondello, ma che bel castello marcondirondirondà…” Per chi mi segue su Facebook, avevo accennato, qualche tempo fa, che è da poco attivo un portale che vi permette di andare alla scoperta degli oltre 60 castelli dell’Emilia Romagna. Avevo anche anticipato che ne avrei scelto uno e che poi ve lo avrei raccontato. Ebbene, senza spostarmi più di tanto, giusto una decina di chilometri da casa, ho scelto un castello a cui sono passata davanti un miliardo di volte, ma che non ho mai avuto l’occasione di visitare… Eccomi dunque pronta ad entrare nel Castello di Santarcangelo di Romagna, conosciuto anche come Rocca Malatestiana.

Castello Malatestiano di Santarcangelo

Per dare una idea a chi mi segue e non è del posto, ci troviamo poco distanti da Rimini, San Leo, Pennabilli e dalla Repubblica di San Marino, nel meraviglioso borgo di Santarcangelo di Romagna. Il Castello in questione si trova su di una piccola altura tufacea di appena 90 metri di altitudine, il Mons Iovis (Monte Giove, anche se di monte proprio non ha nulla). “La sua costruzione – ci racconta Alessandro, la nostra guida – la si può collocare in due particolari e distinti momenti. Alla fine del 1300 costruirono quello che oggi è il torrione della rocca. Originariamente non c’era dunque il castello, ma solo una torre, anche se alta il doppio di quanto lo sia ora. Una torre sì, ma piuttosto imponente, quindi. Mantiene questo aspetto solo per una sessantina di anni. Il motivo dello stravolgimento – prosegue Alessandro – è semplice. Nel frattempo vengono inventate le bombarde, una sorta di antenate dei cannoni. Una struttura così tanto alta è troppo scoperta e non è quindi più funzionale. E’ questa quindi la ragione per cui si decise di dimezzarla e di costruirci attorno tutto il resto della rocca. Siamo nel 1447, anno in cui il Castello, grazie a Sigismondo Pandolfo Malatesta, assume definitivamente quello che è l’aspetto di oggi”.

La storia locale è particolarmente legata alla famiglia dei Malatesta. A partire dalla prima metà del XIII secolo infatti, il dominio su Santarcangelo passa al dantesco “Mastin vecchio” (citato nell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri), quindi nel 1288 al figlio Gianciotto. Ma fu nel XIV e nel XV secolo, con Galeotto (1323-1385), Carlo (1368-1429) e infine Sigismondo Pandolfo (1417-1468), che i Malatesta riuscirono ad acquisire il dominio incontrastato su tutto il riminese. E fu soprattutto ad opera di Sigismondo Pandolfo, come anticipato dalla nostra guida Alessandro, che la Rocca di Santarcangelo assunse, al termine dei lavori nel 1447, l’aspetto definitivo che troviamo ancora oggi.

E’ ai primi del ‘900 che possiamo legare il Castello con i nuovi proprietari. La Rocca fu acquistata inizialmente dai Conti Rasponi dai quali, per eredità, è giunta ai conti Spalletti prima e quindi ai Colonna di Paliano che ne sono tuttora proprietari. “L’attuale proprietaria – continua Alessandro – è Donna Marina Colonna. Risiede abitualmente a Napoli, ma in alcuni periodi dell’anno ritorna nella sua residenza, ricavata in una particolare ala del Castello”. Quello che non ci ha detto, ma essendo io del posto lo so, Donna Marina Colonna dei Principi di Paliano discende da una storica casata patrizia romana, tra le più antiche e importanti nel Medioevo e nel Rinascimento italiano. Così… Giusto per fare un po’ di gossip 😉

Ma iniziamo il nostro tour all’interno del Castello, a cui si accede attraverso un ponte in pietra che porta direttamente alla restaurata corte interna. La visita, che è per ovvie ragioni relegata ai soli spezi ‘pubblici’ e non anche alla residenza privata, parte dalla sala da pranzo, costruita ed allestita dove un tempo trovava spazio l’antica stalla. “L’arredamento, anche se potrebbe sembrare strano – ci racconta la guida – proviene dalla sagrestia della Chiesa di San Romualdo di Ravenna. Perché si trova qua? Perché un bel giorno questa chiesa viene trasformata in una biblioteca e quindi non c’è più interesse per il mobilio. Al contrario, era molto interessata la contessa Antinì Rasponi Murat, prozia dell’attuale proprietaria, una grande collezionista di mobili che approfittò dell’occasione per acquistarli tutti quanti. Quello che invece è l’arredamento originale del castello, di periodo medievale, non esiste più purtroppo dalla seconda guerra mondiale, quando tutti i mobili andarono bruciati. Vennero infatti utilizzati dal comando inglese, che si insediò proprio qui, per scaldarsi” 🙁

Attraversiamo quindi la Sala Malatesta,  così denominata da Marina Colonna e dal marito Paolo Amalfitano nel 1992 quando presero definitivamente possesso del Castello per destinarlo a sede dell’Associazione culturale Sigismondo Malatesta e la Sala d’estate, “quella che più si addice ad essere vissuta nella bella stagione, proprio perché la sua esposizione a Nord-Est la rende naturalmente fresca e piacevole nei periodi di calura estiva” ci spiega Alessandro. Attraverso una stretta scala a chiocciola, ci trasferiamo nella Sala dei Pozzi, ora trasformata in una capiente Sala Convegni. Si chiama così proprio per la presenza di cinque pozzi rasoi dove un tempo Sigismondo Malatesta faceva precipitare i suoi malcapitati nemici.

Tra una chiacchiera e un racconto, usciamo in giardino che il Castello circondandolo con una grande varietà di piante, siepi che segnano vari percorsi e rose. Se vi ho un pochino incuriosito… Sappiate che il Castello di Santarcangelo è aperto al pubblico ogni domenica ed è possibile visitarlo anche con l’accompagnamento di una guida esperta che, come il ‘nostro’ Alessandro saprà raccontarvi non solo la storia di questo luogo, ma anche i suoi piccoli e grandi segreti.

Il Castello Malatestiano di trova in Via Della Rocca n°4, nella parte alta di Santarcangelo, in quello che è il borgo vecchio 😉

Da visitare se siete a Santarcangelo: Mutonia e il Museo dei Bottoni

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