I Serrai di Sottoguda pronti a rinascere

Serrai di Sottoguda – Rocca Pietore (Belluno) – “Maltempo Veneto, la gola dei Serrai di Sottoguda non esiste più: danno ambientale e turistico di enorme portata”. Così titolava un giornale locale dopo i due giorni di intenso maltempo del 29 e 30 ottobre che hanno devastato la provincia di Belluno (e diverse altre località in Italia). Situata ai piedi della Marmolada, la gola del Parco Nazionale dei Serrai di Sottoguda (dal 2016 uno dei Borghi più belli d’Italia) è andata completamente cancellata. Distrutto il tracciato stradale, ponti, muri d’argine e asportato tutto il materiale che formava il greto del torrente Pettorina.

Ma la straordinaria Gola dei Serrai di Sottoguda è pronta a rinascere. A tornare allo splendore precedente alla terribile ondata di maltempo che ha causato morti e disastri. Lo ha deciso il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Dolomiti UNESCO che ha deliberato all’unanimità l’impegno per la progettazione del recupero del canyon. L’obiettivo è quello di ripristinare i quasi 2 chilometri del percorso e per riuscirci la Fondazione intende rispondere alla volontà del Comune di Rocca Pietore di promuovere soluzioni innovative attraverso un concorso di idee.

E’ prevista una spesa di circa 6 milioni di euro e un crowdfunding (nella misura del 10-15%) che permetterà di diventare sostenitori della Fondazione o di essere inclusi in una lista di benemeriti. ”Una iniziativa che dimostra la capacità di fare rete all’interno della Fondazione Dolomiti UNESCO – ha affermato il direttore della Fondazione Dolomiti UNESCO Marcella Morandini. – Gli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito le nostre valli, hanno rafforzato la solidarietà: lavorare tutti insieme per il recupero di un luogo simbolo delle Dolomiti dimostra che il nostro Patrimonio Mondiale non ha confini. Nessun confine, nemmeno in termini di fruizione, in quanto i Serrai di Sottoguda rientrano fra i percorsi accessibili a tutti, indipendentemente dai limiti fisici”.

Ed è proprio a ricordo di questo capolavoro che madre natura ha modellato dall’acqua nel corso dei millenni, che voglio pubblicare questo post, perché io l’ho visto, ho visto il suo splendore e credo nella sua rinascita.

Fino agli anni ’60, ha rappresentato l’unica via di collegamento a Malga Ciapéla. Vi transitavano le mandrie di mucche e le greggi di capre dirette ai pascoli di alta montagna e i carichi di legname e fieno condotti a valle dai boschi e dalle zone di sfalcio. Poi è diventato un Parco Naturale, ricco di fascino e suggestione, in grado di incantare grandi e piccini. Lungo il percorso, gallerie della Prima Guerra Mondiale, la grotta della Madonna, il Sass Taiè, la chiesetta di Sènt Antòne e numerose cascatelle che in inverno si trasformano in cattedrali di ghiaccio. Sullo sfondo, la Marmolada. Due chilometri, tanto è lunga la stradina della Gola dei Serrai, unici al mondo. Le pareti ai lati, a picco alte centinaia di metri, con poco spazio tra l’una e l’altra. In mezzo, una stradina e il piccolo torrente Pettorina.

Ho voluto mettere in copertina la triste immagine di come la località si è presentata dopo il disastro, ma a breve posterò qualche foto fatta da me la scorsa estate, a ricordo di quello che per me è stato uno scenario meraviglioso, con la speranza di poterlo ritrovare. Presto non credo, ma la speranza, come sempre, è l’ultima a morire!

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