Codici a barre: capire come leggerli e sapere cosa indicano

Sorpassati ormai in diversi campi dai QR Code, codici bidimensionali che possono essere letti dagli smartphone e sempre più utilizzati come carta d’identità di un prodotto, li vediamo ogni giorno sui prodotti che acquistiamo. Sono i codici a barre, tradotti graficamente da barre nere verticali e codici numerici, uno standard di riconoscimento della merce a livello globale. Con 8 o 13 cifre, sono “traducibili” attraverso alcune regole piuttosto precise. Vediamole insieme.

Prendiamo ad esempio il codice a 13 cifre. Le prime due/tre cifre riguardano il paese nel quale il prodotto è stato ultimato o confezionato. L’Italia ha, per intenderci, a disposizione i numeri tra l’800 e l’839, gli Stati Uniti e il Canada hanno i numeri compresi tra 00 e 13, la Francia tra 300 e 379, la Germania tra 400 e 440, la Cina tra 690 e 699 e l’India il solo 890. Ma attenzione! Come vi ho poco fa spiegato, questi numeri indicano solamente dove il prodotto è stato ultimato e confezionato, non il luogo dove è stato originato! Per capirci, un oggetto confezionato in Italia avrà il codice tra 800 e 839 anche se è stato prodotto in Cina o in India. Passiamo ora alle successive 4/5 cifre, che indicano l’indirizzo del produttore o del fornitore. Le altre cinque cifre seguenti, si riferiscono invece al singolo prodotto o alla singola offerta in commercio, mentre l’ultimo numero è il cosiddetto check digit (codice di controllo) che, come l’ultima cifra del nostro codice fiscale, viene calcolato tramite uno specifico algoritmo.

La stessa cosa vale per i codici a barre a 8 cifre, utilizzati nel caso il prodotto sia molto piccolo, e quindi con problemi di spazio. In quel caso, le prime due cifre indicano la codifica della nazione, le successive quattro la codifica del produttore, poi una cifra per la codifica del prodotto e l’ultima cifra per il codice di controllo.

Giusto una piccola curiosità – L’idea dei codici a barre venne a due individui, certi Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, all’epoca studenti di ingegneria dell’Università di Drexel in Pennsylvania. Si racconta che, il presidente di un’azienda locale del settore alimentare avesse bisogno di automatizzare alcune operazioni di cassa. I due ragazzi riuscirono, nell’ottobre del 1948, a inventare il metodo del codice a barre, riducendo gli errori e le tempistiche nella filiera produttiva e garantendo la tracciabilità dei prodotti e la loro trasparenza sul mercato.

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