In viaggio con Artusi

Rimini – “Prima di lui la cucina italiana non esisteva”. Possiamo infatti dire grazie a Pellegrino Artusi (e al suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”) che l’Italia si è unita anche a tavola. Era il 1981.

Se ne è parlato domenica 10 giugno presso il Teatro degli Atti di Rimini in occasione dell’anteprima del volume “Otto brevi lezioni per capire la cucina italiana” (EDT) di Marco Malvaldi, scrittore che ha fatto di Artusi addirittura il protagonista del suo giallo Odore di chiuso (che dovrò assolutamente leggere). Presenti anche Luca Iaccarino, editor del volume nonché moderatore dell’incontro, e il presidente di Casa Artusi, Giordano Conti.

Quello che ne è uscito, è una serie di tanti aneddoti molto carini (che un poco alla volta vi racconterò) legati al personaggio dell’Artusi, che è stato definito prima di tutto come un intellettuale e poi come gastronomo e divulgatore della gastronomia. “Una sorta di Benedetta Parodi dell’800 insomma”, ha concluso ridendo Luca Iaccarino. L’Artusi, non ha mai preteso di scrivere un grande libro. Il suo in fin dei conti era un semplice ricettario. Quello che gli interessava più di tutto, era insegnare la cucina. “Pensate un attimo – prosegue Marco Malvaldi – a quello che oggi è la cosa più ovvia: le quantità degli ingredienti. I grammi, i cucchiaini… Ebbene, una volta questo non lo era. Le quantità non venivano assolutamente indicate, con tutte le conseguenze possibili ed immaginabili. Pellegrino Artusi invece, nel suo libro di ricette, è stato molto preciso e per ogni ingrediente specifica la sua giusta quantità”.

“Ma Pellegrino Artusi ha anche un altro merito, come detto poco fa – prosegue Malvaldi – Ha unito l’Italia più di quanto abbia fatto Manzoni con i Promessi Sposi. E’ vero, l’Italia era unita già da trent’anni, ma lo era solo sulla carta. L’Artusi l’ha davvero unita attraverso il cibo. La cucina ha infatti una grandissima forza, quella di parlare a tutti. E’ una cosa talmente ovvia, quella del mangiare… Tutti mangiamo. Artusi col suo libro, ha solo voluto diffondere la cultura del cibo e del mangiare bene e non lo ha fatto rivolgendosi agli addetti ai lavori. No. Ma alla classe media. Alle casalinghe che cucinano e che hanno bisogno quindi non di un libro complicato, pieno di paroloni, ma di un semplice ricettario da seguire passo a passo”.

Degna conclusione viene proprio da Giordano Conti, Presidente di Casa Artusi. “Il bello dell’Artusi? Ha insegnato a tutti quanto la tradizione sia straordinaria, ma al contempo in continua modifica e trasformazione. Lui stesso nelle ricette dava gli ingredienti e i relativi quantitativi, ma offriva anche la possibilità di poter apportare variazioni, con una sola richiesta. Avere magari un commento (via lettera ovviamente) su come era andata la prova”.

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