A Pennabilli, tra Tonino Guerra e fra’ Orazio

C’era un angelo coi baffi / che non era capace di far niente / e invece di volare attorno al Signore / veniva giù nel Marecchia / dentro la casa di un cacciatore / che teneva gli uccelli impagliati / in piedi sul pavimento di un camerone. / E l’angelo gli buttava il granoturco / per vedere se lo mangiavano. / E dai, e dai / con tutti i Santi che ridevano dei suoi sbagli / una mattina gli uccelli impagliati / hanno aperto le ali / e hanno preso il volo / fuori dalle finestre dentro l’aria del cielo / e cantavano come non mai.

PENNABILLI (RN) – Questa poesia, scritta da Tonino Guerra, è nata con l’intento di invitare a nutrire i propri desideri ed ha ispirato il quadro “L’Angelo coi baffi” dipinto dal pittore Luigi Poiaghi. Un solo quadro (olio su tela), situato all’interno della chiesetta dei caduti a Pennabilli. E’ questo il contenuto del museo più piccolo (qualcuno lo ha definito anche il più sguarnito) del mondo. E non è l’unica stravaganza che si può trovare in quel di Pennabilli.

Ma andiamo per gradi, perché è giusto anticipare qualcosa per chi Pennabilli non la conosce. Giusto due parole su questa, a dir poco, meravigliosa località. La sua particolare struttura è dovuta all’unione, nel 1350, di due antichi castelli. Quello dei Billi sopra la Rupe, una comunità etrusca, devota al dio del fuoco e quello di Penna sopra il Roccione, culla del leggendario casato dei Malatesta (lo stesso di quel Paolo che con Francesca continua a vivere nei versi della Divina Commedia di Dante Alighieri). Una posizione, quella di Pennabilli, davvero suggestiva, con un panorama che va dalle colline al mare e poi… scorci, vicoli e angolini a profusione.

La Valmarecchia, dove sorge Pennabilli, è davvero bellissima. Per Tonino Guerra, “è una specie di paradiso perduto e poi ritrovato”. Eh si perché a Pennabilli, il poeta romagnolo, amico del noto regista riminese Federico Fellini, ha trovato un nuovo significato dell’esistenza. “Pennabilli era l’Himalaya della mia infanzia – raccontò un giorno. – Più che un luogo era un mito. Quand’ero bambino, i miei genitori si spostavano qui per vendere la frutta. Pennabilli non è lontana da Santarcangelo di Romagna, il mio paese. Così ci portavano anche me, perché qui l’aria è buona. Quando mi chiedono, ancora oggi, per quale motivo ci sono tornato, – prosegue Tonino Guerra – rispondo in questo modo: ho pensato alle grandi metropoli. E invece un giorno ho attraversato un ponticello sul Presale (un affluente del Marecchia) e sono arrivato a calpestare le foglie di un orto accogliente. Ed eccomi qua. Avevo settant’anni, avevo voglia di riflettere sulle mie cose, la pittura, la natura, la poesia, e ho pensato di trasferirmi a Pennabilli. Per cominciare e per ricominciare”.

E di Tonino Guerra qui a Pennabilli c’è davvero tanto! Camminando per le vie del borgo, sono diversi gli angoli colorati e le annotazioni scherzose scritte dal poeta su ceramiche bianche. E’ proprio sua l’affermazione “E’ bello se puoi arrivare in un posto dove trovi te stesso” e si può dire che il paese sia un pochino a sua immagine e somiglianza. E sempre di Tonino l’Orto dei Frutti Dimenticati, un piccolo museo dedicato a tutte le piante da frutto di cui abbiamo scordato il nome: il melo limoncello, il pero cotogno, il susino biricoccolo, il fico verdino, il ciliegio visciolo, il giuggiolo e tanti altri. E ancora: il Santuario dei Pensieri, un piccolo sentiero piuttosto nascosto, una specie di deviazione dal cammino principale, un luogo di riflessione, dove ci sono sette pietre misteriose che aspettano per ascoltare le parole belle e le parole brutte. E’ caratterizzato da pali in legno sui quali sono raccolti alcuni pensieri del poeta, da leggere come piccoli suggerimenti che ci invitano alla riflessione sul senso dell’esistenza. Poi, nel borgo vecchio, la magia antica delle meridiane dipinte da Mario Arnaldi, quasi a voler indicare il tempo che scorre nella valle.

Ma non finiscono qui le sorprese (e questa volta Tonino Guerra non c’entra). C’è un legame particolare, che non tutti conoscono, fra il Montefeltro e il Tibet. Il Dalai Lama in persona, ha onorato per ben due volte della sua presenza il piccolo borgo di Pennabilli ma… Non si può però capire la ragione della visita del Dalai Lama in Valmarecchia, oltre ad una serie di importanti iniziative sul Tibet, se non si ricostruisce quel lontano rapporto datato addirittura tre secoli fa. Tutto ruota attorno a padre Francesco Orazio Olivieri, conosciuto da tutti come fra’ Orazio, un frate cappuccino di Pennabilli, che partì a piedi dal Montefeltro con l’ intenzione di arrivare a Kathmandu. Dopo tre anni di viaggio, nel 1716 approda in Tibet dove crea una missione cristiana, ma soprattutto entra in contatto con la cultura tibetana, compilando il primo vocabolario tibetano in lingua italiana. Un’ impresa storica che ha lasciato un segno profondo sia in Tibet che in Italia.

A Lhasa vengono trovati sia i segni della missione cristiana sia la campana trasportata dai frati cappuccini, e conservata per quasi due secoli dai fedeli di un’ altra religione. E’ possibile trovare la copia esatta di quella in Tibet proprio sulla rocca a Pennabilli. Inaugurata nel 2005 dal Dalai Lama in persona, è stata realizzata grazie al calco (fatto in Tibet) della campana originale, quindi portato in Italia per la realizzazione della copia in bronzo.

Alcuni scatti li potete trovare sulla pagina Facebook

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