Due passi tra le delizie di FICO

BOLOGNA – Raccontare al mondo l’eccellenza enogastonomica e la bellezza dell’agroalimentare italiano. E’ questa, come vi ho già raccontato, la mission di FICO, Fabbrica Italiana Contadina. Ed è di alcuni presenti di questo enorme parco che vorrei parlarvi oggi, dopo averli personalmente visitati nella mia giornata di anteprima.

TERRE CEVICO, il partner ufficiale di FICO per il settore vino.

Il vino in Romagna è da sempre sinonimo di convivialità e ospitalità. Ma il vino non è soltanto un alimento. E’ un vero e proprio racconto dell’identità culturale di un territorio. Ed è qui che entra in gioco il Gruppo Cevico, che ringrazio enormemente per l’invito a partecipare alla giornata di apertura in anteprima riservata a giornalisti, tv e blogger. E’ uno dei primi 15 produttori del vino italiano ed associa oltre 5000 viticoltori a conduzione diretta per un grande vigneto di 7000 ettari, con 1,4 milioni di quintali di uva lavorata. Sono ben 24 i marchi gestiti, di cui uno dedicato alle produzioni biologiche, con un imbottigliamento annuo che supera i 700 mila ettolitri di vino.

Ebbene, FICO ha voluto proprio il Gruppo Cevico come fornitore ufficiale del proprio vino. Sono stati presentati per l’occasione (e degustati), il Fico Bianco e il Fico Rosso, provenienti dai vigneti rigorosamente Bio di Cevico e vinificati nelle cantine cooperative del Gruppo. La Cantina Terre Cevico è dunque una delle 40 ‘fabbriche’ del Parco e, all’interno della ‘Bottega del vino’, sarà possibile trovare quindi Fico Rosso e Fico Bianco affiancati, alla mescita e sugli scaffali, da 8 vini sfusi targati Terre Cevico, dei quali si potrà assistere alla messa in bottiglia, alla tappatura, fino al funzionamento della linea di Bag in box bio. Dopo le degustazioni, il brindisi con l’ultimo ‘lancio’ di Cevico appartenente alla linea bio: b.io (bpuntoio), il nuovo vino biologico. “B.io – comunicano i dirigenti – esprime la nostra missione per il futuro, un progetto dove uomo, terra e vino convivono in perfetta armonia, dove anche i piccoli insetti dei nostri vigneti sono un anello importante dell’ecosistema in cui coltiviamo. B.io – proseguono – rappresenta anche volersi bene. B come buono, vino buono come non ci si aspetta da un vino biologico. B come bene, come volersi bene. IO come tornare al centro delle proprie scelte e scegliere buono e che fa bene all’ambiente”.

Il sapore di una storia italiana: la filiera GRANAROLO protagonista a FICO.

Anche Granarolo non poteva mancare a FICO. Sarà protagonista con una vera e propria filiera in miniatura. Ci sarà una stalla, gestita dalla Cooperativa Il Raccolto. Un laboratorio-stabilimento, chiamato ‘La Centrale del Latte’, dedicato alla produzione a vista e dal vivo. Dalle ampie vetrate infatti, il visitatore potrà assistere a tutte le fasi delle varie lavorazioni, dalla pastorizzazione del latte alla filatura e formatura della mozzarella, passando attraverso la produzione dello yogurt e della ricotta. Questi prodotti saranno confezionati in un packaging esclusivo per FICO e venduti nell’attiguo negozio. “FICO è semplicemente una occasione unica per le aziende che hanno fatto della tradizione agricola e della trasformazione una vocazione”. E’ Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo, a comunicarlo.

URBANI TARTUFI, solo per chi ha un fiuto eccezionale.

Dalla tartufaia al luxury food. Eh si, a FICO ci sarà anche l’azienda leader nel mercato mondiale del tartufo: Urbani Tartufi. Il ristorante dedicato di Urbani Tartufi, è l’ultima fase di questa particolare filiera e verranno serviti piatti tradizionali e composizioni più innovative a base di tartufo, naturalmente secondo la stagionalità di questa pregiata coltura: bianco in autunno-inverno, nero e scorzone negli altri mesi. Ci sarà poi uno spazio dedicato alla vendita dei prodotti e, all’esterno, una grande tartufaia di 550 mq.

“L’esperienza di FICO sarà qualcosa di entusiasmante per i nostri visitatori – racconta con emozione il responsabile. – Abbiamo lavorato per consentire ai nostri ospiti di vivere il tartufo da protagonisti e, a questo proposito, abbiamo realizzato delle vere tartufaie per mostrare come si cerca il pregiato fungo ipogeo, per far conoscere i metodi di raccolta, spiegare le caratteristiche del terreno, come se ci trovassimo in uno dei nostri preziosi boschi alla ricerca dell’oro della terra. E non finisce qui… Sarà presente anche TRUFFLELAND, un’azienda specializzata nella produzione di piante da tartufo, un grande investimento per chiunque abbia terra da coltivare! Sara’ un modo di riportare i giovani all’agricoltura, all’amore per la terra, ai valori di un tempo lontano. I visitatori potranno quindi diventare parte attiva della coltivazione e collaborare ad un progetto senza precedenti”.

L’OSTERIA DEL FRITTO di Pasquale e Gaetano Torrente, la prima CUOPPERIA al mondo

‘Il re e il principe della frittura italiana’. Così sono stati definiti Pasquale e Gaetano Torrente, padre e figlio, che dal borgo di pescatori di Cetara sono riusciti a portare il loro fritto non solo in ogni angolo d’Italia, ma anche del mondo grazie all’avventura con Eataly prima e FICO ora. Nella cucina di Pasquale Torrente, la frittura è un’arte! “Buono e poco costoso” aggiunge Pasquale. Qui ho assaggiato le alici di Cetara fritte, l’esaltazione della tradizione partenopea della frittura.

Ad innamorarsi dei suoi piatti è stato il patron Oscar Farinetti in persona che lo ha prontamente contattato. Buono, buonissimo ma… cosa sarà mai la Cuopperia? Me lo sono chiesta senza arrivare ad una soluzione, quindi la domanda l’ho riversata all’inventore stesso, Pasquale Torrente, che ha iniziato il racconto da piuttosto lontano. “La nostra avventura con il fritto nasce a Londra – racconta – quando, in uno stop over nel viaggio verso il Canada, assaggiai il famoso fish&chips, ma lo trovai di scarsa qualità, per usare un eufemismo ed essere gentili. Tornato a casa, decisi di puntare anche io a fare fortuna con il pesce (e molto altro) fritto, con gli opportuni accorgimenti. Pescato locale, a cominciare dalle alici, frittura di qualità e un nome azzeccato: non la solita friggitoria ma la Cuopperia, dal cuoppo, il cono di carta paglia in cui viene servito tradizionalmente lo street food fritto campano”. Il segreto del cuoppo? E’ semplice: piacere senza costare eccessivamente. Stomaco e gola soddisfatti e portafoglio risparmiato. E questo, in tempi di crisi, non è certo poco.

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