E per Albana e Sangiovese… Hip Hip… Hurrà!

2017
Sangiovese 50 anni di DOC – Albana 30 anni di DOCG 
Un traguardo sicuramente importante per i due vitigni più rappresentativi della tradizione enologica romagnola.

Partiamo dal vino del Passatore per antonomasia, il Sangiovese. Ha ottenuto il riconoscimento della Doc (Denominazione di Origine Controllata) il 9 luglio 1967, ma le prime testimonianze risalgono addirittura al 1600, quando il vitigno è citato nel ”Trattato della vite” dell’agronomo Solderini. Da dove invece arrivi il suo nome, esiste una curiosa storiella. Sul colle di Santarcangelo (Colle Jovìs – Colle Giove) sorgeva (e sorge tutt’ora) un convento di Cappuccini. Fra le diverse loro colture, vi era anche quella per la vite da cui ricavavano un buon vino rosso. Un giorno, in occasione di una ricorrenza sacra in cui venne preparato un abbondante pranzo, un ospite, colpito dalla bontà di quel vino, chiese come si chiamasse. In realtà il vino dei frati non aveva alcun nome, ma un frate fu ben pronto nel coniare su due piedi il termine “Sanguis Jovis” e cioè sangue del colle Giove. Da qui “Sangiovese”, il santo più amato dai romagnoli, come lo definì don Francesco Fuschini, prete e scrittore che ci ha lasciati nel 2006.

Del Sangiovese, ne parlò anche lo scrittore Alfredo Panzini nel suo “Dizionario Moderno” del 1905 dove lo definì un “vino rosso da pasto e da bottiglia, armonico nei suoi componenti, di pronta beva, gradevolmente amarognolo”. Ma vediamo meglio… Il Sangiovese e’ un classico vino da carne, antipasti (prosciutto, culatello, coppa) o lessi, umidi stracotti, brasati, arrosti, cacciagione e carni alla griglia. In casi particolari può accompagnare zuppe di pesce assai saporite. Ideale per formaggi a pasta dura (Parmigiano Reggiano e Grana Padano) o fermentati (Gorgonzola, Taleggio, Asiago).

E se il Sangiovese è l’uva a bacca rossa più rappresentativa del territorio romagnolo, la sua controparte bianca è senza dubbio l’Albana. Primo vino bianco d’Italia ad ottenere nel 13 aprile 1987 la denominazione Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), anche quella dell’Albana di Romagna è un storia antica e la racconta bene il sito del Consorzio dei Vini di Romagna. Si narra che attorno al 400 d.C., Galla Placidia, figlia dell’imperatore romano Teodosio il Grande, sostasse col suo seguito sul colle di Bertinoro, in Romagna. Qui, le offrirono in una ciotola di terracotta il biondo vino del posto, l’Albana. Galla Placidia fu deliziata da quel vino ed alzando la ciotola esclamò: ‘non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro’, da cui il toponimo. Sappiamo inoltre che la coltivazione e la vinificazione dell’Albana non si e’ mai interrotta e ce lo testimonia lo scrittore e agronomo Pietro de’ Crescenzi, noto anche come Pier Crescenzio, nel 1300, con il suo ”Trattato dell’agricoltura”

Veniamo all’utilizzo anche per l’Albana. Secca e’ indicata per il pesce, in particolare crostacei, zuppe, brodetti, ma anche per il fegato d’oca, le carni bianche, le minestre in brodo e le creme. Quella amabile e quella dolce sono consigliabili invece con i dolci e la frutta. Poi c’è l’Albana passita, che si accompagna a pasticceria e frutta secca ma anche a formaggi particolari, come il
Gorgonzola piccante o agli erborinati.

Ultimissima curiosità e notizia prima di chiudere: anche il Centesimino sarà presto riconosciuto DOC 😉

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