Burson Rosato Brut: un brindisi tutto romagnolo!

BAGNACAVALLO (RA) – “Bagnacavallo, zona di produzione del Bursôn”. Non sono io a dirlo, ma proprio il cartello di benvenuto di questa cittadina del ravennate. Certo che il turista del momento, trovandosi davanti a questo cartello, si chiederà che cosa mai possa essere il Bursôn.

Stiamo parlando di un vino. Un vino la cui storia è davvero particolare e che esiste solo grazie alla curiosità di un certo possidente terriero, il Sig. Antonio Longanesi, detto il Bursôn. Ai margini di una zona boscosa che delimitava la sua proprietà a Boncellino di Bagnacavallo, un bel giorno notò una vite abbandonata, arrampicata ad una quercia. Praticamente era l’unico esemplare riuscito a scampare la Fillossera che, nella seconda metà dell’800, mise a ferro e fuoco tutti i vigneti dell’Europa, Italia compresa, distruggendo la quasi totalità delle piante. Nelle zone in questione, si persero completamente le tracce dell’uva Bursona. Siamo intorno al 1920 e il Sig. Longanesi pensò bene di salvare questa vite solitaria. Da allora l’Uva Longanesi, chiamata Bursona in dialetto romagnolo, di strada ne ha fatta. Questo vitigno autoctono della zona di Ravenna è oggi tutelato e valorizzato dal Consorzio ‘Il Bagnacavallo’, nato nel 1999. Quell’unico esemplare rimasto, diede una nuova vita a questo vitigno e pensate, come in ogni favola, anche questa ha un lieto fine: ancora oggi produce vino! Davvero stupefacente 😀

Questa premessa era doverosa, prima di parlare di ogni altra cosa. Ma veniamo ora al nostro Burson Rosato Brut, che fino a pochi giorni fa proprio non conoscevo (conoscevo solo il Burson Rosso). L’occasione si è presentata con il brindisi a fine conferenza stampa per l’evento Tramonto DiVino, che ci sarà a Cesenatico questo venerdì 4 agosto. Eh si, perché questo vino è uno spumante rosé. E in queste occasioni, quando si brinda, si brinda romagnolo!

Come si produce? Le uve (autoctone e rarissime – si parla di circa 200 ettari di vigneto in totale) sono Longanesi 100%. Vengono vinificate in bianco, pressate delicatamente e fatte stare a contatto per poco con il mosto, quello che conferisce al vino il colore e il sapore. La seconda fermentazione, quella delle bollicine, avviene in vasche a pressione controllata (metodo Charmat).

Per quanto riguarda l’aspetto invece, si presenta con un colore rosa corallo e le bollicine sono fini e persistenti. Al naso il profumo è intenso e ricorda le bacche di sambuco e il ribes rosso. In bocca è corposo, avvolge il palato di morbidezza e freschezza. Un ottimo equilibrio. Temperatura ottimale di servizio: 8°/10°.

Note – Il Burson Rosato Brut con cui ho brindato, è una lodevole produzione dell’Azienda Agricola Randi. Nei 40 ettari dell’azienda si coltivano oltre all’uva Longanesi i classici vitigni autoctoni della Romagna come Trebbiano, Malbo gentile, Chardonnay, uva Famoso. La tenuta è situata tra Fusignano e Alfonsine, poco distante da Ravenna.

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