Un giorno a San Patrignano.

Rimini – Avete presente quando si dice “mi si è aperto un mondo”? Ebbene, è proprio quello che è successo a me quando sono entrata a San Patrignano. Una realtà che conosco da tantissimo tempo, ma che ho sempre e solo visitato in occasione di eventi culinari (che ora non organizzano più) e quindi piuttosto superficialmente, mai nello specifico. Ebbene, vorrei rendervi partecipi di quella che posso tranquillamente descrivere come una delle giornate più belle ed intense degli ultimi anni. E non esagero.

Ci troviamo nel comune di Coriano, in provincia di Rimini e San Patrignano è di quelle realtà che se non si vedono, non si possono capire fino in fondo. Sono quelle realtà in cui, fino a quando non si entra, non si può capire l’aria che si respira. Fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, l’obiettivo principale è stato sin da subito quello di fornire una assistenza gratuita ai tossicodipendenti perché “l’amore è dono”, come si legge anche nel sito. SanPa (nomignolo della comunità) “è la casa dei ragazzi che hanno smarrito la strada, è una famiglia che li aiuta a ritrovare il proprio cammino di vita fatto di autostima, dignità, responsabilità ed entusiasmo”. Nel 1995, a seguito della morte di Vincenzo Muccioli, la gestione viene affidata al figlio maggiore, Andrea, fino all’agosto 2011. Da allora la gestione è affidata a un comitato di garanti, ma con una forte influenza da parte della famiglia Moratti.

Cicerone speciale della giornata, Massimo Giovagnoli che illustra subito alcuni dati e informazioni sulla Comunità. Al momento sono oltre 1300 i ragazzi e ragazze che stanno seguendo un percorso di recupero, percorso che dura in media dai 3 ai 4 anni. Il primo anno è previsto un distacco totale dal mondo esterno e l’unico modo per comunicare con la famiglia, è attraverso lettera. E’ solo passato questo primo lasso di tempo che la famiglia può fare la prima visita in comunità e dopo i primi tre anni circa, il ragazzo avrà la possibilità di tornare a casa per la prima volta, ma solo per qualche giorno.

Iniziamo il nostro percorso di visita, nell’anima e nel cuore di San Patrignano, un posto davvero speciale che si estende su 300 ettari e che da la possibilità ai ragazzi ospiti di formarsi in oltre 50 ambiti lavorativi differenti. Molte iniziative mirano al ripristino di un equilibrio psicofisico dei ragazzi, aiutati attraverso attività ricreative come lo sport o il teatro. Ma qui nascono anche artigiani, grafici, agronomi, allevatori ed enologi, in grado di unire quella che potrebbe essere una “semplice” attività artigianale alle innovazioni tecnologiche del settore. Ma la vera forza di San Patrignano, sta nella disponibilità di una davvero ampia gamma di prodotti a “metro zero”. Eccone qualcuno.

Iniziamo il percorso proprio da una eccellenza: il pane, il cui impasto viene lavorato a mano dai ragazzi della comunità dando vita a svariate tipologie, tra cui il pane casereccio, il pane pugliese, il pane segale e noci e il pane alle olive. E poi i biscotti, anche questi fatti a mano e che ricordano un po’ i biscotti della nonna. L’assaggio è d’obbligo: biscotti al Sangiovese Aulente, al caramello e caffè, cioccolato e liquirizia e limone e lavanda… credo sia superfluo dirvi com’erano… ma ve lo voglio dire lo stesso: S T R E P I T O S I !!! Ho reso l’idea?Sanpa4

Procediamo verso il caseificio. Indossato l’adeguato abbigliamento (grembiule, cuffietta e calzari in plastica) eccoci nel cuore del reparto. Quando entriamo, i ragazzi stanno preparando uno tra i miei formaggi preferiti: lo squacquerone. Uno dei ragazzi interrompe il suo lavoro per spiegarci che i formaggi che producono sono tutti senza conservanti e con latte a metri zero, proveniente cioè dagli allevamenti interni alla comunità, alimentati con materie prime di qualità. Diverse sono le proposte, che spaziano dai formaggi freschi a quelli semi stagionati e stagionati.

Sempre dagli allevamenti interni (non intensivi, ci tengono a sottolinearlo) si ricava anche la carne (di mora romagnola) che viene poi lavorata nella macelleria interna. Da qui escono i salumi di San Patrignano: salame, prosciutto crudo, prosciutto cotto, la pancetta e il lombetto, invecchiati naturalmente in cantina e confezionati e legati tutti a mano come una volta.

E’ ora di pranzo e Massimo spiega che qui l’orario è tassativo: alle ore 12:30 dobbiamo presentarci in mensa. Un salone enorme, ma del resto deve ospitare oltre mille ragazzi, non potrebbe essere altrimenti. Tavoloni e panche lunghissimi, rigorosamente divise per reparti lavorativi e apparecchiate con massima precisione (usano il metro!!). Prima di iniziare ogni pasto, i ragazzi fanno un minuto di silenzio, interrotto alla fine da un battito di mani, in rispetto di chi ha appena iniziato il percorso e non può essere li con loro e in onore di chi ogni giorno cucina per tutti loro. Un momento emozionante. A pranzo ci è stato servito ciò che abbiamo visto durante la mattina: una selezione di formaggi e affettati, oltre ad un primo (strepitoso) di garganelli al mucchino (un formaggio a media stagionatura che adoro) fuso e una riduzione di radicchio rosso. Credo mi ricorderò per un bel po’ di tempo la bontà di questo piatto!

Ci dirigiamo verso l’ultimo comparto previsto per la nostra visita passando davanti alla clinica della Comunità, dove i ragazzi possono essere curati. Ci viene spiegato che al piano terra ci sono gli ambulatori generici con medici e dentisti, mentre al primo piano si trovano i malati di AIDS: ragazzi non solo della Comunità, ma provenienti anche da altri ospedali esterni che non possono più ospitarli.

Ma, dicevamo, ci resta un reparto di cui non ho ancora parlato e che amo in particolar modo, quello dei vini. Non è un segreto il fatto che i rossi di San Patrignano siano stati più volte premiati dalle migliori guide enologiche! A fare da cicerone qua è Stefano Bariani. “C’è un grande lavoro dietro ad una produzione di qualità”. E’ proprio così che introduce il viaggio all’interno della cantina. Ci spiega che, nei vigneti, vengono effettuate operazioni di sfogliatura e diradatura dei grappoli al fine di avere magari quantità minori, ma con una maggiore concentrazione della qualità. Questa viene poi perfezionata in cantina, dove i vini vengono affinati in tonneau e barrique di rovere. A seguire l’operato dei ragazzi, l’enologo Riccardo Cotarella, un nome di prestigio nel panorama enologico non solo nazionale, ma anche internazionale. La produzione è a 360°: vini rossi, bianchi e bollicine. A SanPa non si fanno mancare proprio nulla!

Come potete capire (o almeno, spero di essere riuscita a farvelo arrivare), la produzione di San Patrignano mira alla valorizzare della Romagna, unendo l’esperienza lavorativa dei ragazzi al risultato di un prodotto di eccellenza del territorio. E tutto questo è un gran pro, visto e considerato che il ricavato delle vendite contribuisce alla copertura finanziaria di parte dei costi della Comunità (che ricordo e sottolineo nuovamente, è completamente gratuita per gli ospiti).

Bene, sono arrivata alla fine della mia visita della Comunità e, personalmente, mi sento di consigliare a tutti di passare almeno una giornata, o anche solo qualche ora, a San Patrignano. Ci sono delle date in cui è possibile farlo e per questo vi rimando alla pagina di riferimento del sito, dove troverete tutte le informazioni. Per chi ha Facebook, qui può trovare l’album con le foto scattate.

Comunità di San Patrignano
Via San Patrignano, 53
47853 Coriano (Rimini) – Italia
Tel. +39 0541 362111
info@sanpatrignano.org
www . sanpatrignano . org

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