Welcome to Mutonia

Mutonia (Santarcangelo di Romagna – RN) – Non tutti lo sanno, o per lo meno sono ancora in molti a non averlo visitato, ma in una ex cava abbandonata, in un angolo nascosto di Santarcangelo di Romagna (RN) lungo il fiume Marecchia, esiste un luogo davvero magico. Un “luogo non luogo”, come lo chiamo io, fatto da giganteschi robot meccanici costruiti con rifiuti, assemblaggi di bambole e manichini, strani esseri cyborg e poi ancora officine creative, strane roulotte e corriere dipinte adibite a case. All’ingresso, una targa con il nome del luogo: Mutonia.

CASAMUTONIA10A noi della zona ci capita spesso di vederli in giro, nei pub a bere birra o per le strade con i loro strani mezzi di trasporto. Abbiamo ammirato le loro spettacolari e alquanto strane opere esposte in città vicine o a particolari eventi… ma “a casa loro” in quanti ci sono stati? Ho approfittato di una visita guidata organizzata dagli Igers Rimini (dedicato a tutti gli appassionati di Instagram) ed eccomi qui, a Mutonia, per la terza volta, ma non mi stancherò mai di ritornarci. Ogni volta mi piace sempre di più, scopro nuove cose (e magari ci sono anche, nuove cose da vedere). Davvero… li adoro!

Mutonia, che esiste dagli anni ’90, è stato riconosciuto un paio di anni fa come “parco di scultura e mostra a cielo aperto”. Varcata la soglia è davvero impossibile, per chiunque, non rimanere a bocca aperta. Forse (e dico FORSE) si può rimanere indifferenti davanti a qualcuna di queste opere, ma la stragrande maggioranza non passa inosservata e non è possibile che non susciti delle emozioni o meraviglia, a maggior ragione se si pensa che tutto quello che c’è di esposto è fatto con rifiuti di ogni genere.

MUTONIA4A fare da guida per l’occasione è Freddy, originario di Londra ma che si sente pienamente italiano, essendo arrivato qua piccolissimo e avendo vissuto qui più della metà della sua vita, come ci ha confessato, e cioè almeno una ventina di anni. Ci racconta che ad oggi il Campo, come chiamano loro Mutonia, è abitato da 25/30 persone e che una volta, all’origine, erano un gruppo multiculturale. Ora sono prevalentemente inglesi e italiani. “Non siamo tutti artisti – ci spiega – ci sono anche musicisti, chi lavora con internet, disegnatori e chi, come me, che non sono un grandissimo artista, anche se lo vorrei, lavora come dipendente all’esterno. Io ad esempio lavoro nella meccanica”.

Molto interessante è la loro filosofia di vita. “L’idea che vogliamo fare passare e fare capire è che non si può buttare sempre via tutto, ma occorre cercare di riutilizzare il più possibile. Tutte le nostre opere, ma anche le nostre case, sono fatti con cose usate: pezzi di ricambio di qualunque genere o addirittura pullman, camion, box. Bisogna riciclare, altrimenti le risorse finiscono”. Freddy ha cercato di sottolineare quanto tutto questo sia per loro davvero fondamentale e sicuramente, camminando all’interno del campo, ci si accorge di quanto veramente fanno ciò che dicono. In tutto!

Ma veniamo alla domanda fatidica, che tutti quelli che hanno visitato il campo, bene o male si sono fatti: come si vive e com’è l’organizzazione interna di Mutonia? Ride Freddy e ci racconta: “ognuno ha il suo modo di fare, la sua casa e il suo spazio o officina dove lavorare o creare le sue opere. All’inizio, quando eravamo davvero pochi, il gruppo era molto unito, si faceva quasi tutto insieme. Adesso ognuno fa prevalentemente per se, ma quando ci sono dei lavori da fare per la “collettività”, tipo interventi di fognatura, sistemazione del piazzale o altro, allora collaboriamo e lavoriamo uniti, insieme. Per quanto riguarda il ‘mantenimento’, oltre a fare strutture per noi, per abbellire il nostro esterno, le facciamo anche su commissione, le vendiamo o le affittiamo. Partecipiamo a festival di arte contemporanea, ad esposizioni. Gli artisti fanno spettacoli… “.

Ultima domanda prima di lasciarlo andare: il significato di Mutoid Waste Company. “Molto semplice – spiega Freddy – Mutoid in inglese significa mutante, Waste vuol dire rifiuti, quindi mutare, trasformare i rifiuti. Company, perché siamo una compagnia di persone. Siamo sparsi in tutto il mondo, ma un luogo come questo, come Mutonia, solo qui esiste. E’ unico al mondo!“.

Unico al mondo, capito? Quindi… Se fino ad ora ci avete solo pensato ma non siete ancora andati o se, anche solo un pochino, vi ho incuriosito… bhé, cosa state aspettando? Siete pronti a scoprire Mutonia?

MUTONIA1Informazioni: Per arrivarci, basta prendere come riferimento lo stadio di Santarcangelo di Romagna, poi da lì troverete le indicazioni che vi porteranno dritti dritti al Campo. Mutonia è aperta a tutti coloro che vogliono andare a visitarla, liberamente, tutti i giorni dalle 9:30 alle 20:00 da aprile ad ottobre e dalle 9:30 alle 18:00 da novembre a marzo. Il motivo degli orari? Semplicemente perché non esiste una illuminazione pubblica esterna, per cui dopo il tramonto del sole, qua è davvero buio!

Una raccomandazione da parte degli abitanti: non entrare con la macchina (c’è un piccolo parcheggio esterno) e rispettare la privacy degli abitanti… In fin dei conti gli “andate in casa”. No foto alle persone, ma questo mi sembra (spero) ovvio! I cani sono ben accetti ma devono essere tenuti al guinzaglio.

Per chi ha Facebook, ecco qua l’album delle foto!

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La storia dei Mutoid in breve – Nel 1990, alcuni artisti inglesi della Mutoid Waste Company, una compagnia nomade di scultori, performer e attivisti cyberpunk fondata a metà anni ‘80 da Joe Rush, arrivano a Santarcangelo di Romagna con i loro camper e camion malmessi, per partecipare al Festival dei teatri di Santarcangelo. La loro idea, all’epoca, era quella di fermarsi giusto il tempo necessario per preparare e mettere in scena il loro show per poi ripartire. In realtà sono passati 27 anni e alcuni di loro sono ancora qui. Altri ancora hanno continuato a girovagare per il mondo, ma ogni tanto ritornano, perché nel frattempo Mutonia è diventata un piccolo villaggio, un unico punto fermo nella loro vita da nomadi. Ma non è cambiato il loro modo di vivere: i Mutoid continuano infatti a vivere in strane roulotte in mezzo alle loro enormi sculture, tutte costruite con materiali di recupero come ferro, plastica, gomma, fibra di vetro, alluminio, rame, ottone… Quella dei Mutoid è arte del riuso per eccellenza ed è grazie alle loro autoproduzioni che i mutoid si sorreggono economicamente per assicurarsi la sopravvivenza.

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