Candelara e Novilara (PU), tra borghi e natura

PESARO – CANDELARA – NOVILARA (PU) – L’itinerario di questo fine settimana mi ha portata nel territorio del Pesarese, in particolare fra i borghi medievali di Candelara e Novilara. Fra sentieri e stradine, nonostante sia mancato il sole per l’intera giornata, ho potuto ammirare la bellezza della natura e della campagna in piena esplosione primaverile. Una camminata alla scoperta non solo della storia del luogo, ma anche di erbe eduli, erbe curative ed erbe dagli effetti psicotropi o che contengono potentissime tossine. Ma di questo ne parlerò alla fine.

PESARO – Tutto è cominciato da qui. Se siete appassionati o studiosi di botanica, il Centro Ricerche Floristiche delle Marche fa proprio per voi. Un luogo che non tutti conoscono, nel quale lavorano ogni giorno degli esperti di botanica e in cui è possibile accedere ad un erbario di importanza addirittura nazionale. Il suo nucleo originario è costituito dalle raccolte donate dal Professor Brilli-Cattarini nel 1949 e risalenti agli anni 1934-1948. Queste ultime raccolte, come ci è stato spiegato, nonostante siano quantitativamente modeste, sono piuttosto importanti, in quanto contengono campioni di piante oggi non più presenti nella regione Marche in seguito alla scomparsa o all’alterazione degli ambienti (causa principale l’urbanizzazione). L’erbario è stato poi con il tempo ampliato con altri campioni vegetali raccolti in Italia o addirittura di provenienza extra-italiana. Si tratta tuttavia di una collezione “aperta”, soggetta quindi a continui incrementi e/o revisioni.

novilaraNOVILARA – Spostandosi ad appena 4 km da Pesaro, a 215 metri sul livello del mare, si incontra questo antico borgo che conta poco più di 500 abitanti. Qui si susseguirono, nel corso della storia, due potenti signorie: quella dei Malatesta (1285-1445) e degli Sforza (1445-1512) ed entrambe ritennero importante e situato in posizione particolarmente strategica, il castello del borgo, che fu costruito e fortificato con i più aggiornati mezzi dell’epoca. Fuori dalle mura, la Pieve, intitolata a San Michele Arcangelo. Interessante da sapere è che alla fine del secolo scorso, scavando nei poderi sottostanti alle mura, emerse una necropoli picena che, a tutt’oggi, conta circa 300 tombe. Tra i ritrovamenti, di particolare importanza, una stele in pietra, scolpita sia a motivi geometrici che con scene di battaglia e che reca anche un’iscrizione in alfabeto etrusco.

P1010572CANDELARA – Tre chilometri più avanti, si scende (204 metri sul livello del mare) nel paese di Candelara, che conta 1200 abitanti. Lo stemma è rappresentato da tre colline sormontate da tre candele. La leggenda dice che, per individuare il luogo su cui costruire il paese, siano state accese tre candele, una su ogni colle scelto e, nel punto meno ventoso, dove non si spense la candela, o si spense per ultima, ecco.. proprio li, è sorta quella che oggi è Candelara (da qui il nome). Di particolare rilievo e da visitare, la Pieve di Santo Stefano. Situata sulla sommità di un colle, anch’essa si trova fuori dal castello e dalle mura. E’ di stile romano-gotico e ha un’insolita pianta a croce greca.

Entrambi i borghi, sono circondati da bellissime e verdi valli, querce, filari di viti e ulivi. Dalla cima, la visuale spazia dal mare fino ai primi monti dell’Appennino: il Catria, il Nerone, il Carpegna. Un panorama che, davvero, mette pace con se stessi!

Curiosità e scoperte della giornata (piante, erbe, veleni…) – Lungo il tragitto a piedi tra i due borghi, sono tante le curiosità che sono venute fuori sul bizzarro mondo della natura. Erroneamente infatti si tende a pensare che, se una parte di una pianta si può mangiare, tutto il resto sia commestibile. In realtà non è così. Il primo incontro è stato con un enorme Tasso, la pianta velenosa per antonomasia. E’ proprio dal suo nome greco (toxon) che è stato infatti coniato il termine tossico, tossicologia. Nel Tasso, tutte le sue parti sono altamente tossiche, fatta eccezione per l’arillo rosso, il suo pseudo frutto, carnoso e dolciastro.

Conoscerete poi (o ne avrete sentito parlare) il miele di Sulla. Bene, io finalmente ho dato un volto a questa pianta, chiamata anche Lupinella selvatica. E’ molto acquosa, ricca di zuccheri solubili, abbondantemente nettarifera (ecco perché ricercata dalle api) e… il suo gambo, una volta sbucciato, è edibile e particolarmente buono. Per darvi un’idea del sapore, pensate un attimo alle fave. E’ proprio quello.

Abbiamo incontrato poi lo Stramonio, conosciuto anche come “l’erba del diavolo”. Questa pianta cresce praticamente ovunque, spesso ai margini delle strade o vicino ai ruderi. Appartenente alla famiglia delle Solanaceae, è altamente velenosa! Ultima ma particolarmente intrigante, la Belladonna, la più conosciuta fra le “erbe delle streghe”. Spesso la si associa ai riti satanici, in quanto la sua caratteristica è quella di dare allucinazioni e disordini psicomotori, con movimenti particolari che potrebbero sembrare passi di danza e poi ancora risa, urla e una sensazione come di volare.

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