A Carnevale ogni scherzo vale ma… giù le mani dalle castagnole!

Lo ammetto, sono piuttosto golosa ma, passatemi una considerazione (del tutto personale, naturalmente): cosa sarebbe il Carnevale senza dolci? Questi poi… Mi fanno letteralmente impazzire!

In questo periodo, che precede la Quaresima, è previsto che a tavola si possano fare grandi scorpacciate, giusto giusto per prepararci al digiuno e alla penitenza. Ed è proprio per questo motivo che, da sempre, abbondano i dolci (un tempo fritti nello strutto, oggi sostituito dall’olio) particolarmente saporiti e gustosi.

castagnole

Tra le ricette più comuni della mia bella Romagna, ci sono sicuramente le frappe, delle strisce ritagliate da una sfoglia di pasta dolce a base di farina e uova, fritte e poi spolverate con dello zucchero a velo. Ma fra le delizie del carnevale, il top nella mia personalissima hit è dato dalle castagnole. “A dir il vero, di genere non troppo fine, ma possono piacere” scriveva Pellegrino Artusi nel suo celebre manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Sono delle palline di pasta ricavate da farina, uova, zucchero e lievito in polvere, fritte e, anche queste, ricoperte di zucchero a velo. Una vera goduria per il palato! (A fine post trovate la ricetta).

Ma il carnevale è anche quel periodo in cui “ogni scherzo vale”. E’ la festa in cui ognuno gioca ad essere qualcun altro, in cui le strade si colorano di coriandoli… Carnevale significa anche personaggi, più o meno noti. Quelli principali li conosciamo bene o male tutti: Arlecchino, Capitan Spaventa, Dottor Balanzone, Fagiolino, Gianduja, Colombina, Meneghino, Meo Patacca, Pantalone, Pierrot, Pulcinella, Rugantino, Sandrone… Io credo che,  raccontando la storia delle maschere di una determinata zona, è un po’ come raccontare la storia, coi suoi pregi e difetti, delle persone che quella zona l’hanno abitata.

Per chi non lo sapesse, il personaggio più tipico e più amato del Carnevale Romagnolo, è sicuramente Fagiolino, “Fasulèn” nel nostro dialetto. Ha un nome e cognome ben precisi: si chiama Fagiolino Fanfani ed è nato a Bologna verso la fine al 1700 per opera del burattinaio bolognese Cavallazzi. Rappresenta un giovane bolognese, intelligente e in salute, chiacchierone ed ignorante, anche se si crede molto istruito. Fagiolino è il monello, il dispettoso… Insomma, per farla breve, è una maschera piuttosto impertinente! Per lui non esistono le mezze misure e quindi… è fame o sazietà, giustizia o ingiustizia, miseria o ricchezza, e la parola diplomazia non rientra proprio nel suo vocabolario. E poi è generoso coi deboli ma severo e indisponente con i cattivi e la sua missione, è quella di farsi giustizia da solo, punendo i bricconi battendoli col suo bastone nodoso, suo indivisibile compagno di avventure. Questo il suo “identikit”: indossa una camicia bianca un po’ trasandata con sopra un gilè e una corta casacca marrone, pantaloni grigiastri e, ai piedi, delle calze a righe. Segno particolare: un lungo berretto da notte di colore bianco con fiocco (il berretto del popolino settecentesco) da cui non si separa mai e che copre i suoi capelli neri.

A fargli compagnia troviamo poi il Dottor Balanzone, maschera tipica di Bologna. E’ un personaggio pedante e brontolone a cui piace parlare tanto ma spesso e volentieri non conclude niente, nonostante si dotto e sapiente. Rappresenta la più antica Università d’europa e a dimostrarlo la divisa che indossa, quella dei professori dello Studio di Bologna: toga lunga e nera, colletto e polsini di pizzo bianchi, un gran cappello nero a falde larghe, giubba e mantello. Ai piedi calze bianche e delle scarpe nere con tacco.

Altra tipica maschera dell’Emilia Romagna è quella di Sandrone, che proviene dal modenese. Rappresenta il caratteristico contadino ignorante, ma pieno di buon senso e di furberia, talvolta un po’ falso e… ama picchiare, non gli importa se a ragione o torto. Porta un cappello in lana rossa che sembra una cuffia da notte, porta una grande giubba verde, una panciera bianca a pois rossi, i pantaloni corti di color marrone, le calze rigate bianche e rosse e delle scarpe molto grosse. Altro elemento che lo contraddistingue (e a cui deve le sue guance belle rosse), è un fiasco di vino che spesso porta con se.

Concludo con Sganapino, altro figlioccio del burattinaio Augusto Galli (apprendista di Angelo Cuccoli), o meglio Sganapino Posapiano Squizzagnocchi o Magnazza. Nasce nel 1877 come spalla di Fagiolino ed è particolarmente apprezzato per la sua semplicità e simpatia. E’ un ingenuo e casalingo e, quando serve, si difende con la scopa che chiama in confidenza Carolina.

E voi, siete pronti per rispolverare le vostre maschere di carnevale? Qual’è quella che più rappresenta la vostra regione? Intanto che mi raccontate, eccovi la ricetta delle Castagnole:

Ingredienti: 200 grammi di farina – 40 grammi di burro – 2 uova – 50 grammi di zucchero – mezza bustina di lievito in polvere – scorza di un limone – un pizzico di sale – una bustina di vanillina

Preparazione: Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola e amalgamare bene tra loro. L’impasto ottenuto, piuttosto morbido, lo si lascia riposare 5 minuti, quindi iniziate a formare delle palline (più o meno grandi a seconda del vostro gusto). Scaldare nel frattempo l’olio per la frittura e quando pronto, mettete poche castagnole alla volta. Non appena notate che si sono rigonfiate e dorate, potete iniziare a toglierle e disporle su carta assorbente. Concludete con una bella spolverata con dello zucchero a velo.

Varianti: Si possono fare le Castagnole ripiene con la crema (inserita alla fine con la siringa da pasticcere), oppure belle colorarle di rosso aggiungendo dell’alchermes.

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