Do you like “Piadina”?

Ah la piadina! O, come la chiamava il sommo poeta Giovanni Pascoli, “il cibo nazionale dei Romagnoli”. Sulla sua assoluta eccellenza proprio non si discute. La piadina, più che un mero cibo, è una vera e propria categoria dello spirito, un prodotto dell’eccellenza territoriale romagnola.

A due anni di distanza dall’ottenimento della certificazione IGP e risultato di una delle ricette più tipiche della gastronomia romagnola, la piadina è praticamente conosciuta in tutto il mondo e, soprattutto, è amata da milioni di persone, tanto da trovarsi oggi sulle tavole di cinque Continenti ed essere stata recente protagonista a New York nella settimana della cucina italiana in una serie di degustazioni guidate, incontri con la stampa internazionale e presentazioni del prodotto.

Mentre la ricetta è tassativa (quattro gli ingredienti base: Farina di grano tenero; Acqua quanto basta per ottenere un impasto omogeneo; Sale pari o inferiore a 25 grammi; Grassi come strutto e/o olio di oliva e/o olio di oliva extravergine fino a 250 grammi), il disciplinare sembra aver alzato bandiera bianca sulla “problematica” dello spessore, che divide le varie zone della Romagna: Rimini e la riviera da una parte, con la sua piadina piuttosto sottile (a cui si aggiunge la variante sfogliata, con un maggiore contenuto di strutto) e Cesena e la zona appenninica dall’altra, dove la piadina è più alta e rigida. Sappiate comunque che, disciplinare a parte, se vi capita di venire in Romagna, ogni piadineria pensa di avere la vera ricetta, quella originale, della piadina romagnola ed ognuna ne va fiera e pensa che la sua sia la migliore.

Vi lascio con alcuni consigli sull’uso della piadina secondo le nostre tradizioni romagnole come indicato dallo scrittore (e amico) Michele Marziani nel suo libro “La piadina filosofale” ( Cibele Editore, Edizione 2010, 112 pagine con illustrazioni di Davide Dutto).

“…anzitutto con il prosciutto crudo, morbido e leggermente grasso che, nella piadina appena cotta, tende quasi a sciogliersi. Lo stesso dicasi per il lardo che pare sciogliersi in un caloroso e mistico abbraccio, meraviglioso quello di Mora Romagnola, suino nero in via di estinzione, salvato da pochi appassionati allevatori delle colline. E’ facile trovare anche la piada con la porchetta, farcita di pepe nero e finocchio selvatico in abbondanza. Particolarmente apprezzato anche l’abbinamento fine e particolar con lo squacquerone e rucola, meglio se selvatica, mentre lungo la riviera, c’è l’usanza golosissima di mangiare la piadina con il pesce arrostito alla grigli, in particolar modo i sardoncini con radicchio e cipolla. Il tutto richiama ovviamente un sorso di vino. Rosso. Semplice. Il Sangiovese!” 😉

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